Estratto del registro delle esecuzioni: cosa vede chi concede il prestito?
L’estratto del registro delle esecuzioni è il documento ufficiale rilasciato dall’ufficio del luogo di domicilio che elenca le esecuzioni promosse contro di voi, con importo, creditore e stadio della procedura, ed è richiesto da quasi ogni finanziatore attivo in Svizzera.
Ordinare l’estratto all’ufficio del proprio domicilio
L’estratto si chiede all’ufficio di esecuzione competente per il comune di domicilio, allo sportello, per posta o in molti cantoni per via elettronica. Servono un documento d’identità e il pagamento di un emolumento federale; il documento copre solo il circondario di quell’ufficio.
Perché dopo un trasloco servono più estratti
Ogni ufficio conosce soltanto le procedure avviate nel proprio circondario. Chi negli ultimi anni ha cambiato comune o cantone può avere un’esecuzione registrata solo al vecchio domicilio; un finanziatore prudente chiederà perciò l’estratto di ogni luogo abitato di recente.
Quanto recente deve essere il documento per le banche
Banche e società di leasing chiedono di regola un estratto recente, spesso non più vecchio di tre mesi. Un documento datato non mostra i precetti esecutivi notificati in seguito e viene di solito respinto senza essere esaminato nei dettagli.
Controllare nome, data di nascita e indirizzo
Prima di leggere le esecuzioni, verificate i dati personali in testa al documento. Un nome scritto male, un indirizzo vecchio o la confusione con un omonimo spiegano talvolta una riga sconosciuta; segnalatela subito all’ufficio con una copia del documento d’identità.
Che cosa indica ogni voce di un’esecuzione registrata?
Ogni riga riporta di principio il numero dell’esecuzione, la data di notifica del precetto esecutivo, il creditore, l’importo preteso e lo stadio raggiunto. Lo stadio conta più dell’importo, perché mostra se il debito è contestato, pignorato o già saldato.
Opposizione o rigetto: due segnali di segno opposto
La menzione di un’opposizione indica che avete contestato il credito entro dieci giorni; il finanziatore sa quindi che il debito non è accertato. Un rigetto dell’opposizione o la continuazione dell’esecuzione mostrano invece che il creditore ha fatto valere il proprio titolo.
Attestati di carenza beni in fondo all’elenco
Quando un pignoramento non frutta nulla o troppo poco, l’ufficio rilascia al creditore un attestato di carenza beni. Sull’estratto questa menzione pesa molto, perché prova un’insolvenza constatata; il credito si prescrive in vent’anni ma non produce interessi nei vostri confronti.
Importo preteso non significa importo dovuto
L’ufficio non esamina la fondatezza di un credito prima di emettere un precetto esecutivo. La cifra iscritta è quindi quella affermata dal creditore, talvolta gonfiata da spese o interessi discutibili; diventa definitiva solo con una sentenza o con il vostro riconoscimento.
Come il finanziatore incrocia l’estratto con ZEK e IKO
Nell’esame della capacità di credito imposto dalla LCC, l’estratto è solo un documento tra tanti. Il finanziatore lo confronta con i dati ZEK e IKO, le buste paga e il vostro budget, per verificare che il rimborso sia possibile entro trentasei mesi.
Perché il termine di cinque anni cambia la lettura
I terzi non vedono più un’esecuzione cinque anni dopo la chiusura della procedura. Una riga saldata quattro anni fa sparirà quindi presto, mentre un’esecuzione vecchia ma ancora aperta, per esempio con un pignoramento del salario in corso, resta visibile finché non è conclusa.
Righe che si possono far oscurare prima della domanda
Alcune esecuzioni non sono comunicate ai terzi: quelle ritirate dal creditore, annullate da una sentenza o dall’autorità di vigilanza, oppure contestate senza seguito. In quest’ultimo caso, la richiesta all’ufficio è possibile tre mesi dopo la notifica del precetto esecutivo.
Allegare una spiegazione scritta alle iscrizioni rimaste
Per ogni esecuzione ancora visibile preparate una breve nota con causa, data del pagamento e quietanza. Un dossier trasparente non garantisce alcuna approvazione, ma evita che un debito saldato venga trattato come un’insolvenza attuale durante l’analisi del finanziatore.